
A Bologna gli stranieri che a un’aspirina preferiscono una tisana ayurvedica, una seduta di agopuntura cinese o un massaggio tibetano potranno curarsi, gratuitamente, in un ambulatorio pubblico, con pratiche che appartengono ai paesi da cui provengono e che, continuano a considerare ben più rassicuranti di farmaci occidentali.
Terapie avvinghiate alle culture e alle tradizioni, prescritte da dottori italiani specializzati nelle varie branche delle discipline mediche tradizionali e da medici di famiglia volontari. Nell’ambulatorio saranno possibili diagnosi di malattie e prescrizioni di terapie, senza discriminazioni.
L’ambulatorio è il primo in Italia. È un progetto pilota nato da un’idea di Paolo Roberti di Sarsina, presidente della onlus “Medicina Centrata sulla Persona”. Si tratta di metodi di cura molto diffusi anche tra gli italiani. L’ultima indagine italiana al riguardo, risale al 2005, ed è dell’Istat. La terapia più utilizzata, su un campione di circa 25mila famiglie, era l’omeopatia, preferita dal 7% della popolazione, seguita dalle terapie manuali con il 6,4%, e dalla fitoterapia 3,7%.
Molte terapie tradizionali come: la fitoterapia, l’omeopatia, l’agopuntura, la riflessologia auricolare, sono riconosciute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ci auguriamo che l’esempio di Bologna e della Toscana, che già da tempo ha aperto reparti di medicina tradizionale, possa presto essere seguito da tutte le regioni, perché scegliere il proprio metodo di cura è un diritto inalienabile dell’essere umano.
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