giovedì 16 dicembre 2010

Linee guida OMS per la formazione in naturopatia

Organizzazione Mondiale della Sanità e Regione Lombardia pubblicano un documento internazionale, fondamentale riferimento per la futura formazione dei naturopati.

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Regione Lombardia ha istituito, fin dal 2003, un’importante collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO-OMS) in merito alla medicina complementare, nota anche come medicina tradizionale, non convenzionale o, meno correttamente, alternativa.
Questa collaborazione si è concretizzata innanzitutto nel sostegno di progetti finalizzati a promuovere sia un uso corretto e razionale della medicina complementare da parte dei cittadini e degli operatori, sia la sicurezza e la qualità dei prodotti erboristici e dei preparati omeopatici.
Nell’ambito della partnership Regione Lombardia - OMS, recentemente è stato pubblicato un documento dedicato alla naturopatia, l’ultimo di una lunga serie, che ha già riguardato discipline quali osteopatia, chiropratica, ayurveda, medicina tradizionale cinese, tuina, omeopatia e fitoterapia.
Quest’ultimo documento, dal titolo “Standard per la formazione in Medicina Tradizionale/Complementare e Alternativa: Naturopatia” (in lingua originale, Benchmarks for Training in Naturopathy), ha portata internazionale e rappresenta un contributo prezioso, autorevole e istituzionale, alla definizione di percorsi formativi univoci e di qualità per i naturopati, a beneficio loro e dei loro utenti.
Tali vere e proprie linee guida dell’OMS sulla formazione in naturopatia ricordano innanzitutto che la risoluzione del 2009 sulla medicina tradizionale della stessa OMS (WHA62.13) già sollecitava gli Stati Membri a includere la medicina tradizionale nei loro sistemi sanitari nazionali. Pongono inoltre l’accento sul fatto che gli standard formativi presentati riflettono ciò che la comunità di professionisti ed esperti di naturopatia ritiene essere l’adeguata formazione per chi voglia diventare un operatore di questa disciplina, considerando in primo luogo la protezione del consumatore e la sicurezza del paziente.
Le linee guida intendono, tra le altre cose, fornire un supporto agli Stati Membri per stabilire le modalità di abilitazione, accreditamento o autorizzazione degli operatori in naturopatia e fungere da stimolo per i professionisti della naturopatia per il miglioramento delle loro conoscenze e competenze.
Benchmarks for Training in Naturopathy propone standard per la formazione di base degli operatori in naturopatia, indicando anche le materie di insegnamento e le ore di formazione ed evidenziando quali sono le necessarie competenze che devono essere acquisite dagli studenti. Il documento passa inoltre in rassegna anche le controindicazioni all’intervento naturopatico, in modo da promuovere un esercizio sicuro della naturopatia e minimizzare il rischio di incidenti.
Tutto ciò allo scopo di rappresentare un riferimento per le autorità nazionali per stabilire sistemi di formazione, verifica e abilitazione che garantiscano una pratica qualificata della naturopatia.
Le linee guida dell’OMS distinguono due tipi di formazione naturopatica, in funzione della formazione precedentemente acquisita e dell’esperienza clinica degli studenti.
Il primo programma di formazione è destinato a chi non abbia precedente formazione o esperienza in medicina o in altre materie sanitarie. E’ finalizzato a produrre operatori che siano qualificati a praticare come professionisti di primo contatto e prima assistenza, autonomamente o come membri di un team sanitario. Questo primo tipo di programma formativo consta di un minimo di due anni di studio a tempo pieno (o equivalenti) di non meno di 1500 ore, incluse non meno di 400 ore di formazione clinica supervisionata. I candidati a questo tipo di formazione saranno tipicamente coloro che abbiano conseguito un diploma di scuola superiore o equivalente.
Il piano di studi di massima del primo programma include: anatomia; fisiologia; patologia; pratica e storia della naturopatia; principi di cura naturale; tossicità, detossificazione e depurazione; idroterapia; igiene e salute pubblica; psicologia e gestione dello stress; pronto soccorso; anamnesi e accertamento clinico; digiuno, dieta e alimentazione; omeopatia e sali tissutali; fitoterapia; terapia coi fiori di Bach; luce ed elettroterapia; manipolazioni dei tessuti molli; etica e giurisprudenza; iridologia; aromaterapia; agopuntura.
Un secondo programma di formazione è pensato invece per coloro che abbiano già una formazione di tipo sanitario o simile (medicina, odontoiatria, chiropratica, osteopatia ecc.) e che desiderino diventare professionisti naturopati riconosciuti. Il piano di studi del secondo programma dipenderà dalla precedente formazione ed esperienza e varierà da studente a studente. La sua durata non dovrebbe comunque essere inferiore alle 1000 ore, incluse non meno di 400 ore di formazione clinica supervisionata. I risultati dell’apprendimento dovrebbero essere comparabili a quelli del primo programma.
Il documento Benchmarks for Training in Naturopathy merita di essere letto per intero. Cogliamo comunque l’occasione per riportare, tra i suoi contenuti più interessanti, la definizione di naturopatia data dall’OMS: una professione sanitaria che enfatizza la prevenzione, il trattamento e la promozione della salute ottimale attraverso l’uso di metodi terapeutici e modalità che incoraggiano il processo di autoguarigione (Vis Medicatrix Naturae).

martedì 14 dicembre 2010

IL SIGNIFICATO DEL NATALE

Gesù è nato in Palestina duemila anni fa, ma questo è soltanto l’aspetto storico del Natale. L’apparizione del Cristo è soprattutto un evento cosmico: rappresenta la prima manifestazione della vita nella natura ed il principio di tutto ciò che esiste. Nel corso dell’anno il sole passa per i quattro punti cardinali (equinozio di primavera, solstizio d’estate, equinozio d’autunno, solstizio d’inverno). Nel corso di questi quattro periodi avvengono nella natura grandi trasformazioni che influenzano la terra e tutti gli esseri che la popolano.
Il 25 dicembre rappresenta il momento in cui il sole è appena entrato nella costellazione del capricorno. Infatti il capricorno rappresenta simbolicamente le montagne e le grotte: è appunto nell’oscurità di una grotta (l’interiorità) che il Bambino Gesù può nascere. Per tutto il resto dell’anno la natura e l’uomo hanno svolto una grande attività. L’approssimarsi dell’inverno corrisponde alla sospensione di molte attività, i giorni si accorciano, le notti si allungano: è il momento della meditazione, del raccoglimento.
Queste attività consentono all’uomo di penetrare nella profondità del suo essere e di trovare le condizioni per la nascita del Bambino. Come vivono, invece, gli esseri umani le feste di Natale? Festeggiano gareggiando con ansia spasmodica nell’acquistare e regalare doni per ostentare ricchezza materiale, mangiando e bevendo smisuratamente a tavola. Si va in chiesa, si canta che Gesù è venuto a salvarci per poi continuare la vita di sempre. Questi comportamenti dimostrano quanto gli uomini siano inconsapevoli dell’importanza di questo evento in cui, una sola volta l’anno, le correnti divine si predispongono per creare le condizioni migliori affinché il Bambino Divino (la nuova vita) nasca in ogni uomo.
Occorre lavorare, studiare, superare i propri limiti affinché nasca una nuova coscienza che si manifesti come una luce interiore capace di scacciare le tenebre e di indicare la strada da seguire. Per molti non potrà essere più la stessa! Infatti Gesù non è soltanto un personaggio storico, ma rappresenta un simbolo che riveste le innumerevoli realtà della vita spirituale. Fino a quando l’uomo non possiederà in sé luce ed amore, il bambino Gesù non potrà nascere in lui: potrà attenderlo, festeggiarlo ma nulla di più. Se fosse bastata la venuta di Gesù sulla terra le guerre, le miserie, le malattie sarebbero già scomparse da tempo. 
La nascita del Cristo (sé superiore) rappresenta un avvenimento che si ripete ogni anno nell’universo (per alcuni è già nato, per altri nascerà fra poco, per altri non nascerà che fra qualche secolo), ma che si può verificare simbolicamente dentro di noi in ogni istante della nostra esistenza. Da secoli si ripete questa storia senza capirla, perché il simbolismo universale è andato perso. 

Per esempio Giuseppe e Maria sono due simboli della vita interiore: il padre Giuseppe è l’intelletto, lo spirito dell’uomo, il principio maschile; la madre Maria è il cuore, l’anima, il principio femminile. Quando il cuore e l’anima sono purificati lo Spirito Santo (l’Anima Universale) sotto forma di fuoco (amore divino) viene a fecondare l’anima ed il cuore dell’essere umano e nasce il figlio. La stalla e la mangiatoia rappresentano le povertà dell’anima e le difficoltà che l’uomo incontra per raggiungere la spiritualità. E che cos’è la stella? È l’uomo stesso. Un pentagramma vivente che deve esistere in duplice forma (ciò che è in alto è come in basso e ciò che è in basso è come ciò che è in alto). 
Quando l’uomo ha sviluppato in pienezza le cinque virtù (amore, saggezza, verità, giustizia, bontà) un altro pentagramma (la stella luminosa) lo rappresenta sui piani sottili. Quella stella che brillava sopra la stalla rappresenta appunto la luce cristica che ogni essere può far brillare dentro di sé. Anche i grandi capi religiosi (Melchiorre, Baldassarre e Gaspare) sentono che non sono ancora giunti a quel grado di spiritualità che credevano, per cui vanno ad apprendere, ad inchinarsi ed a portare in dono oro, incenso e mirra: l’oro significava che Gesù era re (il colore giallo è il simbolo della saggezza), l’incenso significava che era un sacerdote (l’incenso rappresenta il campo religioso, il cuore e l’amore), la mirra il simbolo dell’immortalità (ci si serviva della mirra per imbalsamare i corpi e per preservarli dalla decomposizione). 
I Re Magi hanno quindi portato dei doni che hanno un legame con i tre mondi: pensiero, sentimento e corpo fisico. In quella stalla vi erano solo il bue e l’asinello. Perché? La stalla rappresenta il corpo fisico ed il bue, come il toro, anticamente è stato sempre considerato come il principio generativo (in Egitto, per esempio, il bue Apis era il simbolo della fertilità e della fecondità). L’asino, invece, rappresenta la personalità (la natura inferiore dell’uomo). Questi due animali erano là per servire Gesù. Quando l’uomo comincia a compiere su di sé un lavoro per la sua evoluzione, entra in conflitto con la sua personalità e con la sua sensualità. L’iniziato è appunto colui che è riuscito a dominare queste due energie ed a metterle a suo servizio, ma non le reprime in quanto sono energie straordinariamente utili se messe all’opera sotto il giusto controllo.
Il Natale dunque ci ricorda che il significato dell’esistenza umana è quello di risvegliare il sé inferiore al cospetto dell’anima e ciò avviene, all’inizio, mediante l’arte di vivere. Questo è un processo che comporta prove ed errori (spesso attraverso l’esperienza della sofferenza come illusione che infine conduce verso la verità immanente). Ciò è ottenuto gradualmente tramite un riorientamento dei desideri e, in una fase successiva, l’identificazione con il sé superiore. Sono molti gli individui che consapevolmente orientano la propria vita verso le finalità più alte: alcuni si stanno preparando, altri stanno già operando per raggiungere queste finalità. Sono individui che si sintonizzano sempre più con la propria anima e si allontanano da una realtà personale ed egoistica.